Goodbye Torngat Mountains

Non lo so bene com’è che in questi posti ci ricaschiamo sempre. Di sicuro c’è qualcosa di magico, di sacro… pericoloso ma sacro. Nulla a che vedere con le bellezze di un tramonto su una spiaggia, al caldo, bevendo un bel mojito; è qualcosa di terrificante e maestoso al tempo stesso. È sentirsi un piccolo puntino disperso nel nulla.

Tornare a quella paura atavica di essere predati, scambiare ogni rumore fuori dalla piccola tendina spazzata dal vento per i movimenti del signore bianco, che ti cerca e ti fiuta.

Purtroppo abbiamo dovuto interrompere bruscamente la prima parte della spedizione a causa di un imprevisto. Dopo i primi km a piedi,  arrivati in un canyon e provando ad aggirarlo siamo dovuti rientrare sulla prima rotta cercando di essere molto prudenti; quindi muovendosi uno alla volta ed in sicurezza. Ray era davanti a me… ad un certo punto il ghiaccio non ha retto il suo peso ed è caduto in acqua fino al petto. Dopo il recupero, avvenuto in tempi brevi grazie alla sua agilità ed al mio aiuto, e nonostante ci fosse corrente, è riuscito a cambiarsi con abiti asciutti e caldi in mezzo al vento; non prima di essersi rotolato tra la neve fresca per farle assorbire quanta più umidità possibile.

Per cercare di farlo scaldare l’unica opzione era quella di riprendere la marcia! Per cui abbiamo aperto un’altra via nella neve fresca, su una salita ripidissima, poi ripercorsa altre due volte tirando e spingendo le slitte. Prima del buio abbiamo montato la piccola tendina. Gli scarponi di Ray nel frattempo erano già diventati due pezzi di gesso e abbiamo dovuto prenderli a mazzate con la piccozza per permettergli di sfilare i piedi, ovviamente assiderati.

stefano gregoretti arctic extreme

La mattina successiva gli scarponi erano pieni di ghiaccio ed impossibili da infilare. Tagliati i lacci e rotto il ghiaccio dopo un’ora siamo riusciti a reinfilarli. Ma sentivo e vedevo che sarebbe stato molto difficile proseguire… Complice il vento forte ( 70/80 km/h ) e l’ipotermia che tra le altre cose gli aveva bloccato lo stomaco e la capacità di alimentarsi dal giorno prima, abbiamo deciso di fermarci e mandare un messaggio di soccorso agli amici Inuit.

Dopo 24 ore di attesa a temperature polari ma nel confort della nostra tenda sepolta dalla neve, siamo partiti in motoslitta con loro ed il fido Spike, lungo il George River. Ora siamo pronti a recuperare per la seconda parte!

L’Artico così come le grandi cime sono terreno dove l’uomo trova veramente il modo di spingere il proprio 100%. Abbiamo circa 30.000 giorni da vivere su questa terra, questa la vita media di un uomo. Non è importante raggiungere il traguardo ma vivere ogni giorno della nostra vita come se fosse l’unico che conta. Se si ha paura di perdere, non si avrà mai il coraggio di uscire e mettersi alla prova per ottenere qualcosa. Questo vale in tutti i campi della vita.

Io di questi territori ho un’enorme paura ed un enorme rispetto, ma mi sento comunque di poterli chiamare casa, perché ogni volta ho il privilegio di trovare in loro la persona che cerco tutti gli altri giorni dell’anno, me stesso.

La vita ha 30.000 giorni, viveteli fino in fondo, cercate il vostro Artico.Click To Tweet

 

Spesso, presi dalla routine, ci si trova a passare le settimane, a volte le stagioni, senza accorgersene. La vita ha tantissime opportunità, se si ha l’intuito e la volontà di coglierle. Dicono che quando si sta per morire si è dispiaciuti non per quello che si è fatto ma per quello che non si ha avuto il coraggio di fare.

La vita ha 30.000 giorni, viveteli fino in fondo, cercate il vostro Artico.

Un abbraccio, Stefano.

Scopri di più sulla Arctic Extreme Expedition!

Comments

  1. Non penso ci sia molto da dire …..bello leggere è immaginare !
    Grandi uomini

  2. Stefano seguo sempre con ammirazione le tue avventure, sono a dir poco spettacolari e se vogliamo anche un po’ folli, ma questa follia che ti porta a vivere queste esperienze,in un alternarsi di scenari quasi surreali per la loro bellezza, è un qualcosa che ti invidio molto, credo che aldilà di una notevole preparazione atletica ce ne sei una altrettanto psicologica, è la mente il vero motore, tutto ciò lo trovo straordinario, l ambizione di vivere i propri sogni e realizzarli credo sia il vero successo!! incanto..

    1. Author

      Grazie Annalisa! Se la motivazione e la passione sono forti, la testa va loro dietro… Insieme ad una grande forza di volontà!
      Un abbraccio,
      Stefano

  3. Grande Steve sei unico, ti ho conosciuto a bologna alla New Balance, ti ammiro e seguo le tue imprese. Ho conosciuto anke il tuo amico Daniele vecchioni e primo o poi vengo a trovarti a Riccione a fare una corsetta con Te. Ciao grandissimo Steve Leo da Bologna

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