Magreid 2016, 100 km nella steppa friulana con il ‘San Patrignano Running Team’

Mentre mi preparavo ad attraversare il deserto della Patagonia, ero solito la domenica mattina d’inverno correre sulla sabbia per 20-30 km, cercando la corsa economica, “alla Legolas”, che mi sarebbe servita di lì a poco.
Un ragazzo mi contatta e mi chiede se poteva condividere con me quella corsa. “Certamente” fu la mia risposta. Chi mi conosce sa quanto amo correre insieme agli altri. Non ci siamo presentati dettagliatamente. Solo il nostro nome, due persone che correvano insieme e che dividevano un bel momento. Dopo qualche uscita siamo entrati più in confidenza ed ho scoperto che la persona con la quale correvo era un Angelo, che per le vicissitudini della vita e grazie ai suoi genitori è ora il responsabile degli adolescenti nella Comunità per il recupero delle tossicodipendenze di San Patrignano.
Al suo interno ha preso vita da tempo il San Patrignano Running Team! Perchè lo sport, quello vero, insegna e guarisce come una medicina. Insieme abbiamo pensato di portare 4 dei suoi “figli” a fare un’esperienza ultra, i 100 km del MAGRAID. Perchè se è vero che attraversare un deserto ti cambia a 40 anni, immaginate ad un ragazzo di 20, schiaffeggiato dalla vita, che magia puó fare!
Questi 4 ragazzi sono a fine percorso, finalmente guariti, con nuovamente gli occhi accesi di gioia verso la vita, nel fiore delle loro energie di uomini… ma il deserto, seppur il deserto del Magredi, ti spoglia e ti mette a nudo. E ti perdona. Cosa che la droga non fa! È un nemico severo ma giusto, integerrimo. E alla fine lo chiami amico, lo chiami casa. Lì ritrovi il te stesso che non molla.
Durante una delle tante crisi ho chiesto loro: “che alternative hai? Sei con poca acqua a 35 gradi in mezzo alle pietre” E loro: “nessuna”.
Esatto nessuna.

Continua continua continua. Non mollare, anzi divertiti. Questo è il vero “qui e ora”, il vero “te stesso”, in quel piccolo passo in più che ti fa uscire dalla fornace!
A 5 km dall’arrivo si sono messi a volare, dopo 100 km! Felici, orgogliosi, sapendo che avevano costruito un altro tassello del loro essere uomini. Erano sfiniti ed ora avevano le ali ai piedi, erano gli ultimi della società ed ora sono un esempio. Anche per me.
I loro occhi ti dicono senza filtri che hanno avuto momenti duri, anche di carcere, ma ci sono, sono rinati, non si vergognano mai del passato ma sono fieri di come l’hanno superato.
L’amico Paolo Cirelli, il regista che li ha intervistati nel dopo gara, forse la sera ha dormito poco. Come ha dormito poco chi li ha incontrati: il campione Ivan Zufferli che era più interessato a loro che non a vincere la gara e li cercava in ogni momento libero; il mitico Pier, un perfetto sconosciuto che ha corso sempre con noi, silenzioso, con rispetto. Forse a casa ha dei figli coetanei che lo prendono per rimbambito che tutte le domeniche si va a massacrare di km, e forse anche a lui gli sarà sembrato di correre con i suoi figli!
Erano i figli da nascondere ora sono i figli che ognuno vorrebbe avere!
Grazie Claudio, a te e ai tuoi collaboratori, per averli aiutati ad essere questo.
Grazie Sara, Nicola, Claudio e Dylan per avere insegnato più a me che io a voi.
Never give up! Never… never… never.

(ph. Adriano Portolan)

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