Gregoretti Stefano Accapi

Northwest Territories on Fat Bike – stage 3

We never talk about cold, we talk about wind.

Questo è quello che dice il buon Billy alla domanda “che temperatura fa”. Il vento è il nemico numero uno. Amico se ce l’hai dietro… ma dietro non ce l’hai quasi mai! E oggi ci ha dato un altro bel morso con il suo gelo, frost bite, come si dice da queste parti.

Ormai tutti sanno che ci sono tre (matti) che pedalano in pieno inverno sull’unica strada della valle, una strada che ovviamente sparisce a maggio con lo scioglimento della neve! Ci sono anche i cartelli come quelli delle autostrade che dicono “lavori in corso”; beh noi abbiamo visto lampeggiare “BIKERS ON THE ROAD” e ci siamo subito chiesti chi fossero!!!
Fatto sta che il vento oggi arrivava da NW, caso strano la nostra direzione di marcia! Velocità max nei tratti in discesa registrata dal Garmin: 17 km/h! Velocità media 9.5 km/h. Una spinta incessante per 8 ore. E dire che gli ultimi test al ciclo ergometro mi davano 390 watt alla soglia! Dove cavolo sono andati a finire? Il vento li ha presi tutti, aggiungendoci il peso della fatbike con tutto quello che serve (38 kg) e le gommazze da 5 pollici che non sono il massimo dello scorrimento!

Arrivati a Tulita passiamo sul grande Mackenzie River, il fiume più lungo del Canada. Vietato frenare, qui siamo sulla Iceroad! Dopo 5 km sul fiume il vento si incanala sempre più. Raffiche a 100 km/h (così segna il piccolo anemometro in board). Without completo, visibilità 5 metri, temperatura che precipita a -51°C. Impossibile stare in piedi.

Ray ha già la pelle congelata su zigomi e naso e dal suo sguardo deduco che la mia non sta meglio. Ci avvolgiamo tutti e tre nella booty bag rossa spostandoci dalla strada, una sorta di telo/tenda di sopravvivenza i cui pali di sostegno sono le persone dentro.


Cerchiamo qualcuno con la radio ma nessuno può andare sul fiume in quel momento. Traffico fermo per visibilità pari a zero. Incredibilmente dentro al piccolo guscio di fortuna rosso, cominciano le battute e le prese per il c… come sempre. Credo resterà tra i momenti più belli e che rivivrò spesso.
Dopo 20 minuti arriva la polizia; “Sorry agente se andavamo a 60 miglia all’ora, forse è stata quella bottiglia di whiskey che ci siamo scolati che ci faceva andare così forte!” Anche il gentilissimo poliziotto si fa trascinare dalla stupidera nonostante la pericolosità del momento e ci dà uno strappo per i successivi 5 km, giusto per uscire dal lago.

Scarichiamo le bici e ripartiamo per altri 40 km fino all’ora x. Eh sì, purtroppo ci è permesso pedalare, per ragioni di sicurezza stradale, solo dalle 8:30 alle 17, quando fa buio. Ore di navigazione che risultano sempre troppo poche.
Il poliziotto stesso ha difficoltà a trovare la rotta… ci offre per gentilezza due biscotti e se non sta attento gli mangiamo mano, orologio e distintivo.

Faremo come sempre il meglio che possiamo con quello che abbiamo. Senza lamenti e un pezzo alla volta. Divertendoci! Nello sport come nella vita.Click To Tweet

Il corpo sotto sforzo e con quest’aria brucia qualsiasi cosa gli si metta dentro, compresi i copertoni dei camion! Come avere un bel fuoco di San Giuseppe interno. Ormai tutto il grasso che avevo sapientemente immagazzinato i mesi prima è scomparso. Ma manca ormai poco. We Are getting there, se la Natura vuole.

Anche per domani danno snow storm. Faremo come sempre il meglio che possiamo con quello che abbiamo. Senza lamenti e un pezzo alla volta. Divertendoci! Nello sport come nella vita.

A presto,
Stefano

Scopri di più sulla Arctic Extreme Expedition!

Comments

  1. Wow! Come sempre emozionata a leggervi come se fossi con voi! Non è un sogno essere lì con voi perché con i racconti e le sensazioni così tanto vissute mi sento lì con voi!

  2. Che spettacolo!!!
    Tenete duro! Dentro di voi avete (quasi) tutto quello che vi serve 😉

Leave a Comment