trail stefano gregoretti

A proposito di TRAIL!!!

Una volta vivevo il triathlon con gioia. Ora, nonostante ami i 3 sport, mi è arrivato ai coglioni… e così, forse momentaneamente, si è chiuso un bel periodo della mia vita.

Mi ero ripromesso di fare solo quello che mi piace e lasciar stare le cose che si devono fare perché “bisogna” farle, ma nonostante abbia 42 anni e l’esperienza dovuta ai tanti sbagli, sono rimasto “fregato” ancora una volta. E cosi ieri mi sono ritrovato con un gruppo di amici a fare 44 km di gara in Appennino, che come si sa non è tutto uguale solo perché si chiama “appennino”! C’è l’appennino del Parco delle Foreste Casentinesi… e c’è quello dove si gira in moto e fuoristrada… e si rovina tutto.

C’erano diverse distanze, da 20-30-44-60-90 km. E non ci sarebbe nulla di male se non che (per ovvi motivi organizzativi di non disperdere le forze esigue di volontari e organizzatori, amici fra l’altro) erano tutti “multi lap”. Al 30esimo quando mi han detto che dovevo ripercorrere il primo anello da 15 km, i coglioni sono letteralmente arrivati ai piedi, per cui forse ho trovato un vero utilizzo a ste calze di compressione come contenitori per lo scroto. Fango che non si immagina, perché tutti i sentieri sono rovinati da moto e fuoristrada, oltre che da gente che ciondolava per la montagna senza nessun scopo se non guadagnarsi i punti per l’UTMB. Gli avrei proprio fatto una bella domanda: “ma sei qui perché ti piace correre o perché lo devi fare?” Perché se corri perché lo devi fare, girando sempre attorno allo stesso punto, magari era meglio stare a casa e fare qualcosa di più costruttivo.

Non me ne vogliano gli esperti di corsa delle 24 ore, corse che spesso si fanno in pista, oppure le gare da 10 km o le mezze maratone, anche se multilap. Non me ne vogliano neanche i primi 3-10 concorrenti che sono lì per fare risultato cronometrico. Li posso capire. Ma il trail, che dovrebbe essere scoperta di un territorio, unire il punto A con il punto B, arrivare su una vetta e scendere da un’altra parte, dovrebbe essere a giro singolo. Un bell’anello che ti porta a scoprire un territorio amato per mille motivi da chi ti invita a conoscerlo. Invece bisogna fare numero, dare tutte le distanze ecc.

Ieri c’erano 18 nazioni rappresentate! Ma non so a quanti degli stranieri presenti importasse di venire a correre a mo’ di criceto proprio lì, perché è bello… Forse erano presenti perché era l’ultima gara per prendere “i punti”? Ormai pare la raccolta punti del Mulino Bianco! Ed il fine settimana ci sono almeno 10 gare di trail oltre alle classiche.

Mi piacerebbe che venisse scritta la storia di queste nuove gare che stanno nascendo. Vediamo di stilare un vademecum di come dovrebbero essere le gare trail senza dimenticare che trail è scoperta. Naturalmente anche voi potete aggiungere altri spunti di riflessione:

  1. Le gare trail devono essere in un posto bello, il meno antropizzato possibile, sul percorso più logico, senza zig zag inutili per fare km! Ad esempio se si volesse organizzare una gara che unisca l’eremo di Camaldoli all’eremo di Carpegna, San Francesco che giro avrebbe fatto? Il più corto possibile e AMEN. Mica era scemo. Se la distanza fra i due punti è di 40 km… SI FA UNA GARA DI 40 KM. RIAMEN. Non se ne fanno 80 perché così si possono dare più punti e richiamare più persone.
  2. Cercare il bello sempre: gare come la Lavaredo, il Mugello, o il Conero… perché la gente ci va? Perché i posti sono belli, attraversano scenari unici, particolari, e non per ciò che trovano nel pacco gara. Se poi le regole ambientali di quel posto non lo consentono… la gara non si fa! Sarebbe bello ad esempio correre in certi parchi nazionali americani, ma il regolamento del NPS non lo consente; poi se uno vuole correre per i fatti suoi lo può fare, ma non le gare. Le altre gare solo al di fuori dei confini; la RIM to RIM to RIM sul Gran Canyon ad esempio, non è una gara organizzata ma un raduno… perché sapere quanto ci metti ad attraversare il Grand Canyon da A a B… è una tentazione troppo forte!
  3. …mettetelo voi

Quello che volevo dirvi è che non bisognerebbe perdere di vista il motivo per cui si corre e si fanno certe gare, che sia il tempo o il paesaggio; e di non farsi tormentare dai punti UTMB. Scegliete quello che vi piace e non quello che bisogna fare. Che nella vita di “rotaie” ce ne sono già troppe!

Non perdere mai di vista il motivo per cui corri, senza farti tormentare dai punti.Click To Tweet

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